Ritorno al fronte

Al mattino e alle domande
Metto il broncio
M’offendo rapido
Al non capire le istruzioni
Di un tempo ricco di rane
Stretto di baci
Vecchio come profumo troppo comune
Piacevole come schiaffi da mani che amano.
La guerra è quasi finita
Ho perso quattro dita
La lingua e un po’ di cervello
Ma l’amore no
L’amore è sempre quello

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Sono di stagno

Sono di stagno di ferro di latta
ho il cuore di vetro
le mani di sabbia
Sono rana scimmia formica
non so nuotare
mi mangio le dita
Sono Mantegna Mondrian Chagall
ho paura del tempo
che non se ne va
Sono di more uva girasoli
come i tuoi capelli
intreccio tra i rovi
Sono Raskolnikov Orfeo Sansone
un libro socchiuso
tra il male e l’odore

Non c’è più motivo

Non c’è più motivo
di correggere i ricordi
con lo sputo dei baci vecchi,
di ritrovare coraggio e pelle d’oca
correndo a quattro mani
al porto di Livorno.
Non c’è motivo
di sederti
se ti fa così fatica stare fermo,
tanto che preferisci accorciati
piuttosto che asciugare il sudore addosso.
Non c’è più motivo
per regali e spalle incassate,
barattando la sincerità
con un barattolo di abbracci
da consumare preferibilmente
lontano dagli occhi del mondo.

La muta in pieno inverno
è processo sconsiderato,
ma altrove vivono sotto zero
e gli uccelli sanno
cos’è più giusto per te
in questo momento
come i topi sanno
quando è il momento di fuggire
dalla nave che affonda.
Le penne ricresceranno,
il freddo sarà scherzo di Carnevale
e a Natale non avrai più
bisogno di nasconderti