Semaforo

Senza panni e nessun soldo
sposo le solitudini
abituate a sorridere
quando le incroci
agli incroci dei semafori rossi.
Nel verde elettrico
mi attacco come un salmone alla corrente,
di bianco in nero
di nero in bianco
suono
musica di passi petrosi
su lavici sassi.
Attraverso il ponte urbano
in una corrida cittadina:
Fermi tutti i tori!
Per una sottospecie di grazia divina.

Annunci

Sabbia

Non lasciarmi sulla bocca
delle parole si può fare anche a meno.
Basta una sedia e molta sabbia
per darmi il castello che desidero.
Senza parole si può anche fare rumore,
fare male, fare bene.
Saggiamente il mare tace
e con lui anche le tue lacrime
troppo lente per raggiungerlo.
Non c’è vento che possa spingerti a lui.
Siediti anche tu
ho una stanza per gli ospiti speciali
nel mio castello.
Vedrai starai bene
e poi ho già provato
che la sabbia sugli occhi
è un ottimo rimedio

Baci fronte/retro

Bacio fronte

Se ti bacio ti do la mia parola
la mia voce.
Se ti bacio lo stormo mi sorvola
m’incorona.
Se ti bacio lo sguardo non scappa
non teme.
Se ti bacio non chiedo per favore
ma per piacere.
Se ti bacio mi permetto di immaginare
premesso il sogno.
Se ti bacio scommetto una poesia
compreso il poeta.
Se ti bacio comprendo lo stupore
dell’ultima volta.

 

 

Bacio retro

Una vela in volo che viaggia sul mare
lasciarsi perdere, su un bacio cadere
restare in attesa, sperare, temere
che un altro bacio non possa vedere.

Riprendere il largo sull’ala del vento
spiaggiarsi in deriva di una bacio lento
le ali tarpate dal pieno inverno
volare su labbra che sanno di scherno.

Scoprendo le Indie o l’Africa nera
Un bacio al tramonto di primavera
ritornando a volare prima di sera
e sulla bocca il sapore di frontiera.

Diventerò un uomo per bene

Diventerò un uomo per bene
Con scarpe di vernice
E banconote di piccolo taglio.
Darò importanza al cibo
Solo quando il piatto sarà vuoto.

Anelli di fede mi cingono le dita.
Tra madre e padre
Un coltello di plastica
Che taglia la tenerezza compiaciuta
Di due animali:
Preda e predatore d’amore stretto.

Tanto troppo cibo in casa
Digiunare è necessità.

Silenzia l’amore
Se puoi
Se vuoi
Asciugami la lingua con un panno morbido
Se devi
Vai
Se ritorni
Apri la porta
e il buco del culo
Alla rivoluzione.

Mi chiamo Neve

Mi chiamo neve
Vedo le cose con le mani.
Ho seni piccoli, rotondi e magici:
Posso costruire ponti.

Mi chiamo neve
La domenica soffro per voi.
Spazzo le briciole da sotto il tavolo
e le regalo ai passeri.
Ho gli occhi grigi,
mangio pistacchi,
gioco col respiro.

Mi chiamo neve
Sono figlia di una scimmia,
partorita nella casa di Dio
mentre la radio passa Lucio Dalla.

Mi chiamo neve
sono una ballerina
col silenzio ci faccio l’amore.
Amo i cappelli, le sciarpe arcobaleno,
gli alberi spogli di significati
e di palle di Natale.

Mi chiamo neve
sto con la rivoluzione della madre
e sto anche seduta vicino al fuoco
con tanta paura.

Mi chiamo neve
ho un orso domestico.
Lo accudisco, lo nutro,
dorme accanto al mio letto.
Quando è freddo gli permetto
di venire insieme sotto la coperta.

Mi chiamo neve
sul mare e sulla montagna
sui dubbi e sulla polvere
mi poso
Come la sposa sullo sposo.

Mi chiamo neve
non sono felice
sono la felicità
del suo riposo.

Elefantico

La misura di una notte
mi contiene la parola
e mantiene la pressione bassa.
Non parlo,
nonostante un topo mi rosicchi i piedi.
Ricreare l’indifferenza di chi
mi passa accanto, mi è
difficile.
Disegno con le parole
scarabocchi e vecchi graffi,
mi prudono come ortiche,
come meduse elettriche.
L’entusiasmo di dirti che
“la vita è bella” si ammansisce
rapido come la mia capacità
di cambiare
che ritorna nella cuccia
dopo due o tre latrati alla luna.

Io: spaventa passeri di ferro
che manca sia di cuore
che di cervello.

1/4 – 25 anni in forma di poesie

Ho deciso di festeggiare il mio quarto di secolo cercando di mettere ordine nei diversi cassetti e scatoloni in cui conservo disparati taccuini, quaderni, agende, in cui scrivo quelle che per una accezione comune si chiamano poesie, nonostante io sia sempre molto restio a chiamare ciò che scrivo con questo nome.
Questa necessità si è fatta viva adesso perché sento un passaggio immenente tra due “me” che non si annullano l’uno con l’altro, ma si contemperano insieme; un passaggio del testimone insomma!
Il risultato di questa riorganizzazione è una raccolta di poesie. Il nome è proprio “1/4: 25 anni in forma di poesie”, perché all’interno di questi anni si trovano le cose che maggiormente hanno segnato le mia vita fino adesso: l’infanzia e i suoi ricordi, l’adolescenza, i cambiamenti.

Ad ogni modo spero che chiunque leggerà quanto ho scritto possa sentinrsi a suo agio tra le pareti di questi miei anni raccontanti in versi.
Ho elaborato sia una versione cartacea sia in versione ebook kindle che potete trovare a questi link:
1/4: 25 anni in forma di poesie” – versione cartacea”
“1/4: 25 anni in forma di poesie” – versione ebook kindle”

Che cos’è 1/4?
¼ è un vagone letto a sei cuccette da Catania a Modena. ¼ è la voglia di scrivere ancora su carta. ¼ saranno i figli persi negli scarichi del bagno. ¼ è un letto macchiato di piscio alle superiori. ¼ sono le lenzuola di un ospedale. ¼ sa che il caos è la prima forma di ordine. ¼ sono le rapine immaginate e mai fatte. ¼ sono i furti letterari che faccio continuamente. ¼ è il san Sebastiano di Mantegna. ¼ è la composizione in rosso, blu e giallo di Mondrian. ¼ sono i suoi nei, costellazioni sulla pelle. ¼ è la metà di cinquanta.

Credo fortemente che la metamorfosi sia lo stato naturale di tutte le cose a cui niente e nessuno può sottrarsi, nemmeno questo piccolo libro. Tuttavia le poesie che esso racchiude non hanno la capacità di trasformare, bensì quella di osservare il momento in cui la trasformazione prende vita, o altresì prende morte. Una metamorfosi allo stesso tempo concreta e divina: dalla radice alla rondine, dalla rondine al treno.

 

Tra la domenica e il lunedì

Dovrei cantare il mio tempo
di operaie morte in volo,
di suicidi con pistole di vetro
e dei loro scatti automatici,
di lamentevoli superstiti mai stati in pericolo,
di giovani anime incancrenite nei complotti
del sentito dire nelle chiacchiere da bar,
di politici che sconoscono l’odore della galera,
di chi non sa cosa sia l’età d’oro
né d’argento né di rame,
di diete che ingrassano l’ego e la malattia
mentre uccidono il pensiero.

Ma non ci sono rivoluzioni in me
solo un tenue attrito
tra il foglio e la penna,
tra la domenica e il lunedì.

È una grammatica di virgole e pause inutili.
Cannoni caricati a stronzate.
Datevi conforto che la storia
volge sempre al meglio.
In alternativa lo chiedo fin da ora:
per me fiori, non opere di bene.

Sigaretta

Una macchina di stelle
una macchia di carbone

Scosso da un quarto di secolo
temo il fumo della tua sigaretta
bruciata in fretta
Il dubbio non aspetta
e tre rime in fila
mi danno la nausea
Dal mio balcone riesco a vedere
l’ombra di quella donna
esile montagna
che il mio corpo non riesce a scalare
I panni li metto ad asciugare
la notte con la vergogna
le macchie al buio
si nascondono bene
ed io nudo non ho più paura
Lasciatemi solo e incapace
che nella fuga ho sempre vinto
sarò vigliacco ma ancora in grado
di raccontare la mia marcia morale ai bambini
Se avessi ancora tempo
ti saprei spiegare con voce lenta
peccato che la tua sigaretta sia già spenta