Tra la domenica e il lunedì

Dovrei cantare il mio tempo
di operaie morte in volo,
di suicidi con pistole di vetro
e dei loro scatti automatici,
di lamentevoli superstiti mai stati in pericolo,
di giovani anime incancrenite nei complotti
del sentito dire nelle chiacchiere da bar,
di politici che sconoscono l’odore della galera,
di chi non sa cosa sia l’età d’oro
né d’argento né di rame,
di diete che ingrassano l’ego e la malattia
mentre uccidono il pensiero.

Ma non ci sono rivoluzioni in me
solo un tenue attrito
tra il foglio e la penna,
tra la domenica e il lunedì.

È una grammatica di virgole e pause inutili.
Cannoni caricati a stronzate.
Datevi conforto che la storia
volge sempre al meglio.
In alternativa lo chiedo fin da ora:
per me fiori, non opere di bene.

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Vedo i quadri cantare – rassegna di sinestesie alla mostra TUTTI IN MOTO

Tra le figure retoriche più suggestive, la sinestesia è sicuramente quella che arriva ai primi posti in classifica. Il salto nel vuoto da un’esperienza sensoriale ad un’altra ci lascia sorpresi, stupefatti della nostra capacità di ascoltare ciò che si vede, di annusare ciò che si ascolta, ti sentire sotto le dita ciò che prima era passato attraverso le narici. La vista però è tiranna rispetto agli altri sensi che ne subiscono la prepotenza e non vedono (per l’appunto) riconosciuti i propri meriti.

Questa riflessione in apparenza tanto sofisticata, è solo il racconto di una mia personale esperienza. Ho avuto la splendida opportunità di fare parte dello staff della mostra “TUTTI IN MOTO!”, allestita nel riqualificato Palazzo pretorio – ora PALP – di Pontedera, visitabile fino al 18 aprile. Questo mio ruolo da privilegiato mi permette di aggirarmi nelle sale e, osservando i quadri, ho scoperto che parlano… o meglio cantano. Posso proprio dire di “aver sentito le voci” davanti ad alcuni dei quadri, ma non voci qualunque: erano quelle di cantanti le cui canzoni venivano perfettamente riarrangiate a colpi di pennello.

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Il primo incontro che ho avuto è quello tra due grandi italiani: Sironi e De Gregori. Il ciclista del pittore nativo sassarese sembra cantare “il bandito e il campione” del cantautore. Non sappiamo se il ciclista ritratto sia il campione Costante Girardengo o il bandito Sante Pollastri, perché voltato di spalle pedala in salita, però mi piace pensare che “questa storia d’altri tempi di prima del motore” sia proprio la loro. Quella di due amici con la stessa passione, ma divisi nel destino. L’effetto sinestetico è palese tanto che viene da gridare “Vai Girardengo, vai grande campione!!!”

Il corpo del ciclista occupa quasi interamente la tela. Le spalle larghe e il piede che spinge sul pedale fanno sentire lo sforzo compiuto. Non abbiamo bisogno di vedere la fronte sudata del ciclista per sentirne la fatica, la sentiamo. E fu proprio la fatica la risposta che ricevetti quando fino a poco tempo fa mi chiedevo perché tantissimi appassionati di ciclismo riuscivano a resistere, ammonticchiati su una curva al gelo o sotto il sole cocente, per vedere passare, anche solo poco meno di un minuto, il proprio beniamino: per vederlo faticare! Non è puro sadismo. È che il ciclismo è uno degli sport che più si avvicina ad essere metafora della vita. Quella stanchezza che aumenta ad ogni pedalata, la difficoltà di mantenere l’equilibrio anche nelle situazioni peggiori, e la necessità di oltrepassare il traguardo anche se da ultimi è tipico della vita.

Mi viene da ridere quando c’è chi pensa che l’arte abbia dei limiti comunicativi. Sarà che mi metto a parlare coi quadri, e questo dimostra qualche segno di squilibrio, ma vi assicuro che tutto quello che ho scritto l’ha detto e cantato Sironi… ambasciator’ non porta pena.

Ps: ho cominciato ad ascoltare anche altri quadri, se chiamate la neuro mi trovate al PALP alla mostra “TUTTI IN MOTO!”. Vi aspetto per ascoltarli insieme, ma finché non riuscite a venire potete leggere questo e i prossimi articoli.

ph: dal web