Vedo i quadri cantare – rassegna di sinestesie alla mostra TUTTI IN MOTO

Tra le figure retoriche più suggestive, la sinestesia è sicuramente quella che arriva ai primi posti in classifica. Il salto nel vuoto da un’esperienza sensoriale ad un’altra ci lascia sorpresi, stupefatti della nostra capacità di ascoltare ciò che si vede, di annusare ciò che si ascolta, ti sentire sotto le dita ciò che prima era passato attraverso le narici. La vista però è tiranna rispetto agli altri sensi che ne subiscono la prepotenza e non vedono (per l’appunto) riconosciuti i propri meriti.

Questa riflessione in apparenza tanto sofisticata, è solo il racconto di una mia personale esperienza. Ho avuto la splendida opportunità di fare parte dello staff della mostra “TUTTI IN MOTO!”, allestita nel riqualificato Palazzo pretorio – ora PALP – di Pontedera, visitabile fino al 18 aprile. Questo mio ruolo da privilegiato mi permette di aggirarmi nelle sale e, osservando i quadri, ho scoperto che parlano… o meglio cantano. Posso proprio dire di “aver sentito le voci” davanti ad alcuni dei quadri, ma non voci qualunque: erano quelle di cantanti le cui canzoni venivano perfettamente riarrangiate a colpi di pennello.

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Il primo incontro che ho avuto è quello tra due grandi italiani: Sironi e De Gregori. Il ciclista del pittore nativo sassarese sembra cantare “il bandito e il campione” del cantautore. Non sappiamo se il ciclista ritratto sia il campione Costante Girardengo o il bandito Sante Pollastri, perché voltato di spalle pedala in salita, però mi piace pensare che “questa storia d’altri tempi di prima del motore” sia proprio la loro. Quella di due amici con la stessa passione, ma divisi nel destino. L’effetto sinestetico è palese tanto che viene da gridare “Vai Girardengo, vai grande campione!!!”

Il corpo del ciclista occupa quasi interamente la tela. Le spalle larghe e il piede che spinge sul pedale fanno sentire lo sforzo compiuto. Non abbiamo bisogno di vedere la fronte sudata del ciclista per sentirne la fatica, la sentiamo. E fu proprio la fatica la risposta che ricevetti quando fino a poco tempo fa mi chiedevo perché tantissimi appassionati di ciclismo riuscivano a resistere, ammonticchiati su una curva al gelo o sotto il sole cocente, per vedere passare, anche solo poco meno di un minuto, il proprio beniamino: per vederlo faticare! Non è puro sadismo. È che il ciclismo è uno degli sport che più si avvicina ad essere metafora della vita. Quella stanchezza che aumenta ad ogni pedalata, la difficoltà di mantenere l’equilibrio anche nelle situazioni peggiori, e la necessità di oltrepassare il traguardo anche se da ultimi è tipico della vita.

Mi viene da ridere quando c’è chi pensa che l’arte abbia dei limiti comunicativi. Sarà che mi metto a parlare coi quadri, e questo dimostra qualche segno di squilibrio, ma vi assicuro che tutto quello che ho scritto l’ha detto e cantato Sironi… ambasciator’ non porta pena.

Ps: ho cominciato ad ascoltare anche altri quadri, se chiamate la neuro mi trovate al PALP alla mostra “TUTTI IN MOTO!”. Vi aspetto per ascoltarli insieme, ma finché non riuscite a venire potete leggere questo e i prossimi articoli.

ph: dal web

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Factotum – La società dei fantuttoni

Non penserete mica di riuscire a togliervi di dosso quello che siete? Il vostro retaggio, quello che viene prima di voi, ve lo portate sempre addosso. Ma lo portate sulle spalle. È un peso per voi. Perché il passato lo mettete sul groppone. Se invece lo metteste sotto i piedi, non per farne uno zerbino lurido, ma come le rocce di una montagna da scalare, allora sareste più alti. Ma che ne sapete voi, non avete mica conosciuto quei nani sulle spalle dei giganti.Siete solo pedanti e molesti, proprio come me. spencer-tunickOr dunque volete fare un ripassino di latino, a quanto vedo. Allora iniziamo. Prima declinazione: rosa rosae rosae rosam rosa rosa. Adesso il plurale, anzi no! Voglio l’accusativo! Io accuso! Accuso il mondo intero. Nota a margine: ‘j’accuse’ Emil Zola. È la mia smania ipertrofica e desueta di farti sentire insignificante quando non capisci quello che ti viene detto. Sei contento di esserti ridotto così, anzi di esserti moltiplicato così sterile nella tua noncuranza del mondo? Io accuso te. Tu quoque bruti fili mei. Alea iacta est. Oh tempora Oh mores! Ma di che parliamo? Siamo liberi di fare tutto. Peccato che l’unica libertà che abbiamo sia quella di non essere liberi. Siamo liberi! Tranne essere liberi di non essere liberi obbligatoriamente. Non hai capito vero? Noi siamo quelli della libertà 2.0. L’hai fatto l’aggiornamento, vero? Siamo quelli che sanno fare tutto: Factotum, appunto. La società dei fantuttoni.
Credere di poter fare tutto? È il potere degli illusi.

Ps: per i pigri c’è anche l’audio:  Factotum – La società dei fantuttoni

Ph: Spencer Tunick