(S)comandamenti

1
Ti consiglio di non usare l’imperativo, né per parlare né per pensare, con nessuno, nemmeno con te stessa. Piuttosto ammutolisci anziché sentire il verbo diventare sentenza.

2
Prova ad annoiarti nel tempo più piccolo che trovi, annoiati da sola, in compagnia, mentre mangi o fai l’amore. Prova a trovare lo spazio della tua noia.

3
Cerca di essere povera, senza oro né commercio, povera di parole, di vestiti, di sole.

4
Prova  a non dormire, a non chiudere gli occhi per ore, giorni, mesi, piangi se vuoi ma prova a non lasciarti al sonno.

5
Se puoi torna indietro, regredisci, almeno ritorna all’ultimo angolo di strada che hai appena svoltato.

6
Senza far danno, rompi tutti gli specchi che conosci

7
Se ne senti il bisogno lasciati morire, non opporre resistenza.

8
Impara a non contare più, a non essere schiava dei numeri e degli elenchi.

Sono di stagno

Sono di stagno di ferro di latta
ho il cuore di vetro
le mani di sabbia
Sono rana scimmia formica
non so nuotare
mi mangio le dita
Sono Mantegna Mondrian Chagall
ho paura del tempo
che non se ne va
Sono di more uva girasoli
come i tuoi capelli
intreccio tra i rovi
Sono Raskolnikov Orfeo Sansone
un libro socchiuso
tra il male e l’odore

Non c’è più motivo

Non c’è più motivo
di correggere i ricordi
con lo sputo dei baci vecchi,
di ritrovare coraggio e pelle d’oca
correndo a quattro mani
al porto di Livorno.
Non c’è motivo
di sederti
se ti fa così fatica stare fermo,
tanto che preferisci accorciati
piuttosto che asciugare il sudore addosso.
Non c’è più motivo
per regali e spalle incassate,
barattando la sincerità
con un barattolo di abbracci
da consumare preferibilmente
lontano dagli occhi del mondo.

La muta in pieno inverno
è processo sconsiderato,
ma altrove vivono sotto zero
e gli uccelli sanno
cos’è più giusto per te
in questo momento
come i topi sanno
quando è il momento di fuggire
dalla nave che affonda.
Le penne ricresceranno,
il freddo sarà scherzo di Carnevale
e a Natale non avrai più
bisogno di nasconderti

Dichiarazione d’intenti

Se c’è una prima volta per tutto, dichiaro oggi di inaugurare la mia apertura al digitale. Non una battaglia facile per me, ma ragionata da anni e risolta solo oggi che forse non ha poi così senso aggiungere altri kilobyte in questa enorme nuvola di cloud che ci seppellirà.

Ma sono giunto a questa conclusione sotto l’apparente convinzione che la comunicazione sia indispensabile, anche quando il mio unico, celato e più vero bisogno non sia quello di comunicare, ma piuttosto quello di essere ascoltato. Ovviamente senza ascoltare gli altri.

Una sola scusa mi valga, cioè che io non scrivo, come tutti gli altri fanno, per propiziarmi il lettore.  Se mi è saltato in testa di registrare parola per parola tutto quanto mi è occorso da un anno in qua, vi sono stato spinto da un impulso interiore: a tal punto ero e sono colpito dagli avvenimenti. Solo questo registrerò, tenendomi lontano con tutte le forze da ciò che è secondario ed estraneo, e specialmente da ogni ornamento letterario. Un letterato scrive trent’anni di fila, e non sa, alla fine, perché abbia scritto per trent’anni. Io non sono un letterato né voglio esserlo, e a portare sul loro mercato l’intimo dell’anima mia con una bella descrizione di sentimenti mi parrebbe sconveniente e abietto. Ho però l’ingrato presentimento che non potrò evitare in tutto e per tutto sia la descrizione di sentimenti sia qualche riflessione (forse anche volgare); tanto può l’azione corruttrice di un qualsiasi lavoro letterario, nonostante sia intrapreso esclusivamente per sé.

L’incipit de “L’adolescente” di Dostoevskij spiega in modo eccezionale le mie intenzioni. Badate però di non aver paura che qui non ci saranno discriminazioni, snobismi letterari né spocchiosità altisonanti, anche se fin quanto detto sembra affermare l’esatto opposto. Provare per credere. Voglio scrivere di tutto e di tutti, sempre e solo quando avrò qualcosa da dire e le informazioni sufficienti per farlo.

Del titolo del blog parlerò nel primo vero articolo. Nell’attesa io uno shampoo me lo farei.