Noi non siamo un paese fascista

Caro rifugiato, cara rifugiata,
volevo dirti che Noi non siamo un paese fascista.
Lo so, avresti ragione a pensare il contrario dopo quello che è successo giovedì 24 agosto, nella piazza proprio di fronte alla tua casa, o almeno quella che avrebbe dovuto accoglierti come tale.
Ci tengo a dirti che Noi non siamo un paese fascista nonostante ci siano questi ducetti da tastiera continuamente in agguato che commentano notizie o presunte tali per dimostrare la loro miseria d’animo, inneggiando a punizioni e pulizie in un itagliano sgrammaticato che fa vergogna alla nostra lingua di cui tanto si vantano. Parlano e lo fanno appellandosi al diritto della libera espressione, quando per primi vogliono fare tacere gli altri.
Noi non siamo un paese fascista, perché noi sappiamo che l’unica cosa che non va tollerata è l’intolleranza.
Caro rifugiato, cara rifugiata, che hai subito lo sgombero e le cariche della polizia, viziata dalla scusa del “me lo hanno ordinato”, e che hai dovuto raccogliere il frutto di una mala politica a cui nemmeno noi siamo incolumi, te lo ripeto: Noi non siamo un paese fascista.
Noi, io e te, non siamo un paese fascista, perché questo paese lo siamo insieme.
Sai cosa c’è di fascista in questo paese?
La memoria anacronistica di molti italiani e italiane che non sanno (o fanno finta di non sapere) di cosa parlano, perché se fossimo un paese fascista sarebbero i primi ad essere fatti fuori per la loro corruzione e il loro costume dissoluto, stando a quanto diceva lvi. E poi diceva “Gli italiani non sono un popolo adatto al mio disegno! È la materia che mi manca!” quindi cosa sperano?! E se nonostante tutto vogliono “versare il tributo per un’epoca che mai hanno vissuto” e perseguire ostinati questa strada, che lo facciano in un altro paese, non nel nostro.
Sai cos’è fascista? Pensare che la violenza sia una soluzione riparatoria.
Sai cos’è fascista? Che nonostante l’uguaglianza formale e astratta della legge e della Costituzione, a parità di diritti in questo paese non esistano pari opportunità concrete di lavoro, di studio e di emancipazione personale.
Noi non siamo un paese fascista e loro, quegli italiani e quelle italiane che riesumano questo morto vivente non sanno di essere “fin troppo ignoranti anche per essere fascisti, figuriamoci per essere qualcos’altro”.
Non possiamo permetterci di lasciare questo paese a chi pensa, ragiona, parla, giudica, sentenzia e vota da fascista.
Questo paese siamo noi: io e te. Va cambiato è sicuro, ma non è fascista perché siamo io e te. Perché ci sono tanti nati in questo paese che non vivono per puntare il dito, ma si impegnano a cambiare le cose ogni giorno: sono donne, sono uomini, padri, madri, ragazzi e ragazze, associazioni e volontari. Ognuno di loro sta lavorando per cambiare il nostro paese e per non lasciarlo in mano a questi miserabili vomitatori di odio represso.

Spero che queste parole ti facciamo coraggio in questo momento e che tu possa restare in questo paese insieme a noi. Spero che quello che è successo a Roma non si ripeta. Spero di vederti presto felice, come è nostro diritto esserlo.

Un abbraccio

 

*la parola rifugiato è usata in riferimento ai fatti Roma del 24 agosto, ma può essere benissimo sostituita con immigrato/straniero/migrante e altri sinonimi.

Annunci

Senza titolo #1

Che vita è
Quella vita che non gioca
Che vita è
quella vita che cerca i giorni nei bar
nei baci lasciati sui bicchieri
Che vita è
quella vita che guarda l’ingiustizia dal divano
Che vita è
Quella vita che non arrossisce
Che vita è
Quella vita sottomessa
alla cattedra di un prete
Che vita è
Quella vita che biasima il mare
per la sua grandezza
Che vita è
quella vita consumata
sui banchi marci dell’orgoglio
Che vita è
Quella vita rincorsa sui solchi
lasciati dei profeti mascherati
Che vita è
quella vita stretta alla catena del rancore

Il tuo silenzio è scelta
La vostra tana è un rifugio sicuro
Tanto quanto lo sarà la vostra tomba.

Che vita è
Quella vita già morta?

Banale e tiepida la mia domanda
Sarà di certo più dissetante
Della secca religione che vi guida.
Tra Tiresia ed Edipo ostinato
Non vi è dubbio su chi fosse cieco

Disegno di Giampaolo Melzi