Costi quel che pato

Prima
Quando non prendevo
Il treno così spesso
Mi ritrovavo a pensare
Seduto sul cesso
Che lo sanno tutti che cacare in treno è difficoltoso
Perché il culo non trova riposo
Allora prima quando stavo a pensare
Potevo pure cacare
Ma ora che non caco
Ho anche il pensiero costipato

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Baci fronte/retro

Bacio fronte

Se ti bacio ti do la mia parola
la mia voce.
Se ti bacio lo stormo mi sorvola
m’incorona.
Se ti bacio lo sguardo non scappa
non teme.
Se ti bacio non chiedo per favore
ma per piacere.
Se ti bacio mi permetto di immaginare
premesso il sogno.
Se ti bacio scommetto una poesia
compreso il poeta.
Se ti bacio comprendo lo stupore
dell’ultima volta.

 

 

Bacio retro

Una vela in volo che viaggia sul mare
lasciarsi perdere, su un bacio cadere
restare in attesa, sperare, temere
che un altro bacio non possa vedere.

Riprendere il largo sull’ala del vento
spiaggiarsi in deriva di una bacio lento
le ali tarpate dal pieno inverno
volare su labbra che sanno di scherno.

Scoprendo le Indie o l’Africa nera
Un bacio al tramonto di primavera
ritornando a volare prima di sera
e sulla bocca il sapore di frontiera.

Diventerò un uomo per bene

Diventerò un uomo per bene
Con scarpe di vernice
E banconote di piccolo taglio.
Darò importanza al cibo
Solo quando il piatto sarà vuoto.

Anelli di fede mi cingono le dita.
Tra madre e padre
Un coltello di plastica
Che taglia la tenerezza compiaciuta
Di due animali:
Preda e predatore d’amore stretto.

Tanto troppo cibo in casa
Digiunare è necessità.

Silenzia l’amore
Se puoi
Se vuoi
Asciugami la lingua con un panno morbido
Se devi
Vai
Se ritorni
Apri la porta
e il buco del culo
Alla rivoluzione.

Se la casa brucia

Se la casa brucia
Piango

Con le lacrime provo a spegnere il fuoco
Fuggo perché non ne ho abbastanza
Prendo ciò che posso dalla stanza.
Sotto braccio le chiavi, gli spicci, le foto
E un libro di banana yoshimoto.
Apro il terzo cassetto dall’alto
Dove ho lasciato                                    Dieci minuti di tempo ritrovato
Quando dalle scale sono caduto
E prima sono arrivato.
Sveglio le piante affacciate sul balcone
Ma sono piantate quelle stupide
Mi gridano: “Salvati! Coglione!”
Mentre il mio letto sfatto
Diventa il talamo di didone
Il fuoco si argina intorno
ad un corpo che dorme morto:
Un soldato senza armatura
Le labbra contrite dalla paura
Forse un presagio di vita futura.

Anima nera

Anima nera non mi cercare
Gioco di pane stammi vicino
Che la strega non mi vuole bambino.
Anima nera non mi toccare
Settanta colpi ho nella tasca
Uccido tumori nella testa.
Anima nera stammi lontano
Babbo racconta le parabole di Gesù
Ma odio la matematica ora di più.
Anima nera non mi stressare
Dammi dei soldi piuttosto
Ho da mangiare di nascosto.
Anima nera non ti fidare
Sono cattivo e maldestro
Uso il braccio quello sinistro.
Anima nera lettere non spedire
Conosco il tuo postino
Gli brucio la casa e il motorino.

Mi chiamo Neve

Mi chiamo neve
Vedo le cose con le mani.
Ho seni piccoli, rotondi e magici:
Posso costruire ponti.

Mi chiamo neve
La domenica soffro per voi.
Spazzo le briciole da sotto il tavolo
e le regalo ai passeri.
Ho gli occhi grigi,
mangio pistacchi,
gioco col respiro.

Mi chiamo neve
Sono figlia di una scimmia,
partorita nella casa di Dio
mentre la radio passa Lucio Dalla.

Mi chiamo neve
sono una ballerina
col silenzio ci faccio l’amore.
Amo i cappelli, le sciarpe arcobaleno,
gli alberi spogli di significati
e di palle di Natale.

Mi chiamo neve
sto con la rivoluzione della madre
e sto anche seduta vicino al fuoco
con tanta paura.

Mi chiamo neve
ho un orso domestico.
Lo accudisco, lo nutro,
dorme accanto al mio letto.
Quando è freddo gli permetto
di venire insieme sotto la coperta.

Mi chiamo neve
sul mare e sulla montagna
sui dubbi e sulla polvere
mi poso
Come la sposa sullo sposo.

Mi chiamo neve
non sono felice
sono la felicità
del suo riposo.

Se adesso entra un fascista: semi-filastrocca semi-seria, ma non proprio ironica

Se entra un fascista
Lì dalla porta
Tu che fai?
Un fascista, sì col braccio teso
La testa rasata
E la mascella squadrata
Tu che fai?

Io? Io che faccio?
Se entra un fascista adesso?
Con la testa rasata splendente come un ce…
come un cerbiatto?
Io che faccio?
Boh, magari lo abbraccio
Sì, lo stringo forte
e gli trasmetto pace
Gli spiego che il manganello non mi piace
Che la violenza è sbagliata
Che è con la voce che si riduce ogni cazzata

Sì ma se entra un fascista di quello serio
Che mena con testate e ne va fiero
Te che fai?

Io… lo so cosa faccio
Gli faccio un discorso sulla legalità
Cito Gesù, Gramsci e ir budello di su….
No no meglio di no

Seriamente
Se entra un fascista
Gli faccio un esempio calzante
Gli dico:
<<se ora entra un mafioso,
Brutto e omertoso,
Quello classico con la lupara
Oppure quello businnes con la crana
Tu che fai?
Lo prendi a testate?
E pensi che quello
Non conosce l’amico dell’amico
Che di testate manco Mentana Enrico?!
Ntso ntso ntso,
Amico fascista
– Che poi ti chiamo amico
Ma se non cambi, è solo una svista –
Se usi i tuoi metodi non cambi nulla
Perché la violenza è di altra violenza la molla
Perché la testa non è per le testate.
A volte serve per queste filastrocche poco colte,
Altre per capire un mondo
Che ora come ora
pare un cieco che guida un sordo.

Adesso te lo chiedo con sincerità
Se ora davvero arriva un fascista
Tu, proprio tu, resti seduto là?
O vieni qua?
A darmi un bacio
Come i maccheroni con il cacio
Con la lingua o a stampo
che tu sia donna o uomo
lungo e profondo oppure lampo.
Un bacio giusto e casto
Un bacio dal treno per fare presto.

Un bacio per dimostrargli con i fatti
Che noi non ci arrendiamo
A costo di sembrare tutti matti
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
E che dopo tutte ‘ste parole
Un bacetto forse se lo merita Salvatore

Elefantico

La misura di una notte
mi contiene la parola
e mantiene la pressione bassa.
Non parlo,
nonostante un topo mi rosicchi i piedi.
Ricreare l’indifferenza di chi
mi passa accanto, mi è
difficile.
Disegno con le parole
scarabocchi e vecchi graffi,
mi prudono come ortiche,
come meduse elettriche.
L’entusiasmo di dirti che
“la vita è bella” si ammansisce
rapido come la mia capacità
di cambiare
che ritorna nella cuccia
dopo due o tre latrati alla luna.

Io: spaventa passeri di ferro
che manca sia di cuore
che di cervello.

1/4 – 25 anni in forma di poesie

Ho deciso di festeggiare il mio quarto di secolo cercando di mettere ordine nei diversi cassetti e scatoloni in cui conservo disparati taccuini, quaderni, agende, in cui scrivo quelle che per una accezione comune si chiamano poesie, nonostante io sia sempre molto restio a chiamare ciò che scrivo con questo nome.
Questa necessità si è fatta viva adesso perché sento un passaggio immenente tra due “me” che non si annullano l’uno con l’altro, ma si contemperano insieme; un passaggio del testimone insomma!
Il risultato di questa riorganizzazione è una raccolta di poesie. Il nome è proprio “1/4: 25 anni in forma di poesie”, perché all’interno di questi anni si trovano le cose che maggiormente hanno segnato le mia vita fino adesso: l’infanzia e i suoi ricordi, l’adolescenza, i cambiamenti.

Ad ogni modo spero che chiunque leggerà quanto ho scritto possa sentinrsi a suo agio tra le pareti di questi miei anni raccontanti in versi.
Ho elaborato sia una versione cartacea sia in versione ebook kindle che potete trovare a questi link:
1/4: 25 anni in forma di poesie” – versione cartacea”
“1/4: 25 anni in forma di poesie” – versione ebook kindle”

Che cos’è 1/4?
¼ è un vagone letto a sei cuccette da Catania a Modena. ¼ è la voglia di scrivere ancora su carta. ¼ saranno i figli persi negli scarichi del bagno. ¼ è un letto macchiato di piscio alle superiori. ¼ sono le lenzuola di un ospedale. ¼ sa che il caos è la prima forma di ordine. ¼ sono le rapine immaginate e mai fatte. ¼ sono i furti letterari che faccio continuamente. ¼ è il san Sebastiano di Mantegna. ¼ è la composizione in rosso, blu e giallo di Mondrian. ¼ sono i suoi nei, costellazioni sulla pelle. ¼ è la metà di cinquanta.

Credo fortemente che la metamorfosi sia lo stato naturale di tutte le cose a cui niente e nessuno può sottrarsi, nemmeno questo piccolo libro. Tuttavia le poesie che esso racchiude non hanno la capacità di trasformare, bensì quella di osservare il momento in cui la trasformazione prende vita, o altresì prende morte. Una metamorfosi allo stesso tempo concreta e divina: dalla radice alla rondine, dalla rondine al treno.